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Sentieri di Toscana

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Avvertenza

Prima di affrontare una escursione fra quelle descritte in questo sito, accertatevi della percorribilità dei sentieri presso le sezioni del Club Alpino Italiano (www.cai.it).
Sentieri.toscana.it declina ogni responsabilità riguardo all'utilizzo degli itinerari e sentieri descritti.
SIATE PRUDENTI !

IN CASO DI EMERGENZA

Precauzioni

tratto da sicurinmontagna

LA PREPARAZIONE PERSONALE

Andare in montagna significa spesso camminare per ore in ambienti impervi che sottopongono l'escursionista a fatiche non trascurabili; le lunghe passeggiate vanno affrontate solo con una buona preparazione fisica, così come i posti più inaccessibili richiedono passo fermo e sicuro per essere raggiunti.

Le escursioni più lunghe ed impegnative vanno affrontate solo con allenamento già consolidato; in ambienti difficili ed isolati non conviene farsi sorprendere dalla spossatezza o, peggio, dallo sfinimento.

Su pendii scoscesi o nell'attraversamento di balze rocciose esposte, è necessario mantenere la giusta calma e concentrazione nei nostri passi; cedere all'ansia, o peggio al panico, può giocare brutti scherzi. Quindi, è giusto parlare di preparazione fisica ma senza trascurare quella psicologica, specialmente quando si affrontano percorsi isolati o, ad esempio, escursioni in alta quota.

L'uso di due bastoncini telescopici da escursionismo può costituire un valido aiuto per ottimizzare le energie e migliorare l'equilibrio, specialmente quando si porta uno zaino pesante in spalla.

ATTREZZATURA: cosa mettersi addosso e cosa portare nello zaino.

Un'attenzione particolare va spesa per l'attrezzatura che in montagna, relativamente al percorso affrontato, dev'essere scelta con giudizio. Fare lo zaino è un po' un'arte perché significa far conciliare il peso, che deve essere il più ridotto possibile, con la capacità di portare tutto ciò che può servire durante la gita, pensando anche di dover risolvere piccoli inconvenienti. Meglio uno zaino dalle dimensioni non esagerate, ben fermo sulle spalle, senza oggetti che penzolano fuori rischiando di impigliarsi e di sbilanciare il nostro cammino.

L'abbigliamento deve essere scelto secondo il criterio degli strati sovrapposti: indumento intimo che veicola il sudore, capo termico intermedio che isola, giacca esterna impermeabile e traspirante. La protezione dal freddo e dalla pioggia, in inverno ma anche d'estate, già dalle quote non particolarmente elevate, è molto importante; un piccolo ricambio asciutto (da conservare in un sacchetto impermeabile) a volte è prezioso per cambiare indumenti bagnati ed evitare pericolose perdite di calore corporeo.

Mai va tralasciato il copricapo perché è proprio dalla testa che viene dissipata una grande quantità di calore; ricordarsi che dal troppo caldo in montagna non è mai morto nessuno, di freddo si. I pantaloncini corti sono più consoni alla spiaggia che alla montagna. Un abbigliamento dai colori vivaci serve a farsi vedere, cosa assai utile in caso di difficoltà.

Le calzature rivestono un posto di prim'ordine; ne esistono di tutti i tipi e per tutti i gusti ma sempre devono risultare comode, con suola scolpita ed abbastanza robusta, preferibilmente impermeabili e fascianti la caviglia.

Le guide e le carte topografiche costituiscono la base, a volte indispensabile, per la preparazione dell'escursione. Le carte topografiche servono a controllare l'andamento della gita e a ricercare l'orientamento, ad esempio, in caso di nebbia.

In ogni caso è sempre importante rimanere sul sentiero individuandolo con l'aiuto delle indicazioni "segnavia", di "ometti" e segni di passaggio; è opportuno ricordare che, su percorsi poco marcati, il sentiero non va confuso con le tracce lasciate dal passaggio di animali selvatici.

L'unico attrezzo indispensabile in montagna, al fine della sicurezza, è e rimarrà sempre e solo la testa. Affidare quindi la nostra incolumità ciecamente ad attrezzature e strumenti (telefono cellulare, GPS, ...) non solo sarebbe sbagliato ma potrebbe, paradossalmente, indurre ad un senso di falsa sicurezza.

ALIMENTAZIONE: cibo e bevande sotto controllo.

L'alimentazione di chi pratica attività escursionistica, specie se impegnativa e prolungata, deve essere sana ed equilibrata; un regime alimentare sano è importante non solo durante la gita ma anche in generale.

Assumere cibi senza una regola precisa, non solo durante l'attività fisica, può giocare brutti scherzi ed indurre presto a disagi o addirittura allo sfinimento.

Durante l'escursione è meglio preferire cibi leggeri e facilmente assimilabili. Una particolare attenzione va data all'assunzione di liquidi; bere spesso e poco ricordando che l'acqua di fusione non contiene sali e non disseta mentre gli alcolici, in quanto vaso dilatatori, sono sempre sconsigliati in montagna specialmente con temperature fredde.

Infine ricordiamoci che nelle escursioni in montagna si ha la necessità di bruciare parecchie energie e che, per evitare pericolose carenze alimentari, non è comunque il luogo ed il momento per fare diete e cure dimagranti.

LA MISURA DELLE DIFFICOLTA': ad ognuno il proprio sentiero.

I percorsi in montagna presentano difficoltà molto differenziate, per questa ragione le escursioni vanno sempre programmate a tavolino attraverso la raccolta di informazioni certe o la consultazione di libri e manuali.

La scelta del sentiero da percorrere va commisurata alle capacità degli escursionisti, ovvero alla capacità e all'allenamento dei più deboli che formeranno il gruppo (ricordiamo che questi, bambini compresi, nei tratti impegnativi dovranno procedere sempre a monte del compagno esperto, sia in salita che in discesa, e in posizione ravvicinata).

Le stagioni e le condizioni climatiche possono cambiare radicalmente le difficoltà dello stesso percorso. La presenza di neve, una gelata non prevista, l'umidità notturna su un prato scosceso, un temporale improvviso, peggiorano drasticamente le difficoltà di un itinerario, specie se non si ha la preparazione e l'attrezzatura adeguata per affrontare situazioni a priori difficilmente prevedibili. I tempi di marcia vanno studiati prima e controllati durante la gita senza dimenticare che, in montagna, il tempo è prezioso.

Anche nella bella stagione è utile partire presto al mattino per avere la sicurezza di ritornare o arrivare alla meta prima che faccia buio dovendo sopperire, a volte, anche ad inaspettate variazioni di percorso o a condizioni meteo avverse.

CLASSIFICAZIONE DELLE DIFFICOLTA' escursionistiche

Il CAI ha definito una scala delle difficoltà sulla base delle seguenti caratteristiche: il fondo del terreno, la lunghezza del percorso, il dislivello e la quota, l'esposizione, le eventuali difficoltà di orientamento

Itinerario Turistico T

Stradine, mulattiere e sentieri comodi privi di tratti esposti. Durata massima di 2/3 ore di cammino. Ben segnalato e senza problema d'orientamento. Quota massima inferiore ai 2000 metri.

Itinerario Escursionistico E

Sentieri e tracce più o meno sconnessi. Si possono svolgere su pendii ripidi e prevedere l'uso delle mani per mantenere l'equilibrio. Possibile presenza di brevi tratti innevati. Itinerari su terreno facile ma di durata superiore alle 3 ore. Possono presentare problemi di orientamento. Quota massima superiore ai 2000 metri.

Itinerari per Escursionisti Esperti EE

Tracce su terreno impervio e/o scivoloso, pietraie di alta quota, ecc. Tratti privi di segnalazione e di punti di riferimento noti.

EEA

Percorsi attrezzati con corde fisse, catene o scale (ferrate); devono essere affrontati con adeguata attrezzatura ed esperienza.

Itinerari per l'Escursionismo in Ambiente Innevato EAI

sono percorsi riconoscibili che richiedono l'utilizzo di racchette da neve, hanno facili vie di accesso, si svolgono in fondo valle o in zone boschive o su crinali che garantiscono, nel complesso, sicurezza di percorribilità.

MEGLIO SOLI CHE MAL ACCOMPAGNATI: ma è sempre è vero?

Non sono pochi coloro che amano frequentare la montagna in solitudine; è innegabile che quando si è soli è possibile vivere pienamente il rapporto con se stessi e con l'ambiente che ci circonda. Non va però dimenticato che, in mancanza di compagni, un piccolo incidente può determinare situazioni difficili da controllare, ad esempio, una banale frattura può irreparabilmente obbligare all'immobilità ed alla conseguente impossibilità di chiamare soccorso.

Oramai sono diffusi ovunque sistemi personali di comunicazione quali cellulari, telefoni satellitari e radio ricetrasmittenti, ma va ricordato che affidarsi ciecamente a questi apparati può risultare deludente poiché in montagna sono ancora frequenti le aree "in ombra" e fuori campo.

Senza escludere la validità di poter utilizzare questi mezzi di comunicazione è bene considerare che, a volte, una buona compagnia può risolvere molti problemi e che un'altra buona regola da non trascurare consiste nel comunicare a famigliari o conoscenti il luogo ed il percorso che s'intende seguire, non variarlo, ed avvisare dell'avvenuto rientro a casa.

IL GRUPPO: non è solo un fatto di numeri.

L'organizzazione delle gite escursionistiche sono un'ottima opportunità di avvicinamento alla montagna per appassionati neofiti che possono accostarsi, approfittando dell'esperienza di amici ed accompagnatori esperti, all'ambiente montano in modo graduale e "protetto". Sarà quindi importante razionalizzare le difficoltà del percorso in base al gruppo che deve risultare omogeneo e gestibile. Escursionisti di pari capacità riusciranno meglio a condividere tempi di marcia e difficoltà del percorso che, diversamente, non potranno essere affrontati da persone inesperte o poco allenate.

Un discorso particolare va riservato ai bambini che, quando presenti, devono ottenere tutta l'attenzione di chi li accompagna; una scelta oculata del percorso ed una organizzazione dei tempi di marcia saranno essenziali ai fini della buona riuscita della gita.

Anche il numero eccessivo di partecipanti non aiuta a mantenere compatto il gruppo; in alcuni casi meglio formare più gruppi, con al massimo una decina di partecipanti, che possono, anche su terreno impegnativo o in caso di mal tempo, rimanere uniti con un apri-gruppo ed un chiudi-fila.

In montagna non è difficile perdere l'orientamento fino a perdersi. La capacità d'orientamento la si acquisisce con l'esperienza e la buona conoscenza della zona evita di smarrire il sentiero, ma se ciò dovesse succedere, e di regola capita all'imbrunire, conviene sempre cercare di ritornare sui propri passi evitando di girovagare a casaccio. Una carta topografica, una pila frontale, potranno essere di grande utilità.

Si può perdere il sentiero ma non bisogna mai perdere la testa. Trascorrere una notte in montagna con un bivacco imprevisto può essere un'esperienza piacevole, sopportabile o drammatica: dipende da come la si affronta. Se si è in compagnia, si ha a disposizione un minimo di attrezzatura (vestiario idoneo, telo termico) e l'ambiente non presenta particolari avversità, l'esperienza è più facile. Piuttosto che combinare pasticci con scelte sprovvedute, conviene cercare un posto tranquillo dove fermarsi, al riparo dal vento e dal freddo, aspettando il mattino e qualcuno che verrà a cercarci. Non va dimenticato che quando ci si ripara in un anfratto nascosto è opportuno lasciare all'esterno, posizionato in modo stabile, un segnale ben visibile dai soccorritori.

Problemi gravi possono determinarsi quando si subiscono infortuni anche lievi, non si ha la possibilità di rimanere ben coperti ed asciutti o, ancora peggio, in presenza di brutto tempo, freddo e vento in ambiente particolarmente ostile.

AUTOSOCCORSO: un sacco magico.

In caso di necessità lo zaino sarà un prezioso bagaglio dal quale poter estrarre un piccolo kit di pronto soccorso (cerotto, disinfettante, garza sterile e benda elastica), un coltello multiuso, un maglione, una giacca impermeabile ed antivento, una pila frontale, dei fiammiferi, cibo e bevande di ristoro.

Soprattutto le bevande non vanno mai dimenticate perché essenziali per combattere la stanchezza e riguadagnare la giusta calma per affrontare ogni piccolo inconveniente. D'inverno, con clima rigido, un thermos con bevanda calda è una risorsa preziosa.

Una pila frontale oltre ad illuminare il sentiero quando si fa tardi, sarà un utile mezzo per lanciare di notte, in caso di difficoltà, un segnale di richiesta d'aiuto. Utile in caso d'emergenza sarà il telo termico (foglio leggero di materiale plastico alluminizzato) ed un sacco grande della spazzatura (ad esempio, come "sacco a pelo" d'emergenza). Con poco peso sulle spalle si è in grado di risolvere molti problemi.

IL MALTEMPO: se lo conosci lo eviti.

Affrontare situazioni meteorologiche avverse in montagna (temporali, fulmini ed altro) non è mai cosa raccomandabile! Esistono oramai molti sistemi di previsione facilmente accessibili ed estremamente affidabili; programmare una qualsiasi attività in montagna senza la consultazione di un bollettino meteo è semplicemente sinonimo di incoscienza. Le manifestazioni di maltempo che possono coinvolgere l'escursionista che frequenta facili sentieri a bassa quota non sono, di regola, così gravi come quelle che interessano chi affronta, ad esempio, l'alta montagna, tuttavia non va dimenticato che alcuni fenomeni possono creare condizioni ambientali molto critiche. I temporali costituiscono una notevole insidia per chi pratica l'attività escursionistica in montagna. Oltre ai rischi dovuti alle scariche elettriche vanno considerati anche quelli derivanti dalle precipitazioni, dal freddo, dal forte vento improvvisi.

Il ciclo di una cella temporalesca è molto breve ed in poche ore è possibile assistere allo sviluppo del fenomeno che risulta, anche per questa sua rapidità, molto insidioso perché non lascia il tempo per mettersi al riparo. Il temporale può durare a lungo quando nuove celle rimpiazzano quelle che si esauriscono. Il "temporale di calore" si sviluppa, di regola, con il bel tempo, nel pomeriggio o di sera; spesso è isolato e dopo la classica sfuriata ritorna la calma. Questi fenomeni sono difficili da prevedere. Gli altri temporali sono legati al passaggio, in generale, di qualche "perturbazione" e si verificano durante una fase di maltempo più lunga ed estesa, questi fenomeni sono più facili da prevedere e quindi da eludere.

I temporali si evitano osservando attentamente le previsioni prima di organizzare la gita in montagna; meglio seguire più di un bollettino, preferendo quelli che trattano la zona interessata con maggior dettaglio e derivano da fonti certe ed ufficiali (tralasciando le previsioni "fai da te" e poco attendibili). La definizione di "tempo instabile" è una sorta di segnale d'allarme. Le ore pomeridiane e serali sono, di norma, più a rischio.

Durante la giornata si potranno osservare alcuni segni premonitori. Le nubi che si sviluppano rapidamente verso l'alto già al mattino (cumulonembi) possono evolvere in nubi temporalesche, specie se il clima in fondovalle è molto caldo e umido. Le nubi più alte evidenziano la direzione del vento in quota, che, con ogni probabilità, è la direzione che seguirà l'eventuale nube temporalesca. L'improvviso arrivo di vento freddo può provenire da un vicino rovescio ed essere riconosciuto come segnale d'allarme. Il rumore che giunge dai tuoni impiega circa tre secondi per percorrere un km e da esso si può stimare in modo approssimato la distanza del temporale.

Qualora, nonostante tutte le precauzioni sopra elencate, verremo sorpresi dal temporale ecco quello che si consiglia di fare: bisogna evitare zone esposte, cime, creste, perché questi luoghi sono maggiormente soggetti alle scariche. Importante sarà evitare i luoghi dove si può cadere, sentieri esposti, cenge, perché i campi elettrici che si generano possono indurre a movimenti incontrollati. Meglio allontanarsi dalle vie ferrate, dalle croci di vetta, e se possibile, anche da chiodi, moschettoni, piccozze ed ogni oggetto metallico. Ci si può riparare in cavità o sotto strapiombi senza mettersi a contatto con le pareti rocciose ed umide, in tenda meglio sdraiarsi su un materassino isolante.

Il fulmine, fenomeno tipico dei temporali estivi, costituisce un pericolo assai temibile. Attenersi alle previsioni meteorologiche è la prevenzione migliore considerando che di fronte al fulmine l'uomo è pressoché impotente.

Se si viene sorpresi da un temporale con fulmini sarà bene evitare di rimanere in vicinanza d'alberi o spuntoni di roccia isolati, meglio abbandonare cime o creste affilate per preferire zone piane o uniformi. In caso ci si ripari sotto strapiombi o all'interno di anfratti è bene controllare che questi non siano percorsi da rivoli d'acqua che possono condurre pericolose scariche elettriche. Mettere in pratica tutte queste precauzioni è assai difficile, a volte impossibile, risulta evidente che la migliore difesa dai temporali e dai fulmini resta dunque quella di ritirarsi per tempo.

La nebbia, potenzialmente presente in montagna in qualunque stagione, compromette notevolmente la possibilità d'orientamento; l'utilizzo corretto di carta, bussola ed altimetro potranno risultare molto utili senza dimenticare che, in caso di nebbia fitta, mantenere il sentiero e una buona conoscenza della zona saranno i migliori requisiti di sicurezza.

Pioggia e grandine possono manifestarsi in montagna in modo improvviso e sorprendere l'escursionista; in caso d'intensità particolarmente violenta si possono riscontrare seri problemi, ad esempio, nell'attraversamento di canali e torrenti (risultando a volte insuperabili se non con mezzi di auto assicurazione).

Sui sentieri esposti particolare attenzione dovrà essere prestata alla formazione di fango che rende i percorsi, anche lastricati, particolarmente scivolosi.

Ricordiamo che è sempre bene proteggersi dalla pioggia evitando di bagnare completamente gli indumenti che, una volta fradici ed in caso di bivacco inaspettato, non potrebbero offrire una sufficiente protezione al freddo sottoponendo quindi l'escursionista a seri rischi di ipotermia.

Vento e freddo: anche in piena estate e a quote non particolarmente elevate, si possono riscontrare bruschi abbassamenti di temperatura. L'effetto del vento aumenta in modo drastico la perdita di calore del corpo umano. Spesso il problema viene sottovalutato e non è facile, specialmente in mancanza di esperienza, valutare situazioni pericolose; purtroppo questa noncuranza è testimoniata da molti incidenti. Di fatto quando ci si trova mal vestiti, bagnati o peggio traumatizzati, bastano tempi relativamente bassi di esposizione al freddo e al vento per subire principi d'assideramento anche con temperature di parecchi gradi sopra lo zero termico, e solo un buon abbigliamento e la possibilità di trovare un idoneo riparo può evitare seri guai.

INCIDENTI E PATOLOGIE IN MONTAGNA: cosa fare e cosa non fare?

In caso di traumi gli interventi di auto soccorso possono essere di vario tipo; le distorsioni e le lussazioni devono essere immobilizzate (con fasciature idonee) ed eventualmente trattate immediatamente con l'applicazione d'acqua fresca o neve. Meglio non caricare l'arto compromesso.

Le fratture, anche non complicate, meritano maggior attenzione; quando si tratta di fratture importanti quali quelle del femore, del bacino, fratture esposte ed altre, è importante, se non si hanno conoscenze mediche e professionali, evitare il peggio con interventi inadeguati: meglio in tutti i casi non muovere il paziente, ripararlo dal sole o dal freddo e chiamare immediatamente il soccorso.

Le ferite vanno pulite con acqua e disinfettate, quindi medicate con bende sterili; ricordarsi di usare guanti protettivi. Le emorragie esterne devono essere controllate in modo immediato con una compressione emostatica diretta; l'eccessiva perdita di sangue può essere molto pericolosa.

Le condizioni di shock complicano tutte le urgenze cliniche; possono essere determinate, ad esempio, dalla perdita esterna ed interna di sangue a causa di politrauma.

Qualora non esistano problemi gravi di edema polmonare od altro è bene posizionare il paziente sdraiandolo con le gambe sollevate di 30 – 40 centimetri per facilitare il ritorno del sangue al cuore.

L'arresto cardiaco va affrontato con tecniche idonee di rianimazione cardiopolmonare che possono mantenere in vita il paziente in attesa dei soccorsi organizzati.

Il paziente privo di conoscenza non per cause traumatiche va mantenuto in posizione di sicurezza; per evitare l'ostruzione delle vie aeree il paziente va sdraiato sul fianco con il braccio che appoggia al terreno in posizione dietro la schiena e l'arto posato a terra piegato per stabilizzare la posizione.

L'ipotermia consiste nell'abbassamento della temperatura dell'intero corpo anche di pochi gradi ma tale da compromettere le funzioni vitali; il congelamento interessa invece aree limitate, generalmente periferiche, che sono raffreddate a temperature al di sotto di 0° C.

Casi di ipotermia si manifestano molto più frequentemente di quanto generalmente si pensi anche in ambienti montani apparentemente non severi. Temperature relativamente basse (ma anche al di sopra di 0° C), sfinimento, indumenti bagnati, scarso isolamento termico, traumi e vento persistente, possono portare in breve tempo allo stato di ipotermia. Sono situazioni in cui la prevenzione è la migliore arma, tuttavia, se l'ipotermia si presenta, occorre intervenire immediatamente.

Persone eccessivamente infreddolite, scosse da brividi, pallidi e talvolta soporosi devono essere sospettati come pazienti in stato ipotermico; la persona va protetta dal freddo e dal vento, con l'eliminazione di eventuali indumenti bagnati e riscaldata. Se cosciente utilizzare bevande calde, telo termico e farlo muovere; se insorge sonnolenza e la persona perde conoscenza vanno evitati movimenti e riscaldamenti bruschi delle parti esterne del corpo dovuti a massaggi energici o a fonti di calore eccessivo.

Nelle situazioni sopra descritte che non risulta possibile gestire in modo idoneo è sempre meglio chiamare il Soccorso Alpino componendo il numero 118; in attesa dei soccorsi si potrà usufruire di consigli a volte determinanti.

ANIMALI ED INSETTI: feroci e velenosi?

Il timore di fare brutti incontri in montagna, lungo i sentieri e nei boschi, con animali feroci, lupi, orsi e quant'altro, pesca più nella fantasia che nella realtà; i casi d'aggressione ad escursionisti sono pressoché sconosciuti e la fatica che bisogna fare per ammirare queste bestie è assai grande. Esistono invece animali ed insetti, apparentemente più subdoli, in grado di creare seri problemi.

Ad esempio le punture di vespe e calabroni possono essere molto pericolose, a maggior ragione, se subite da persone sensibili o allergiche ai loro veleni. Sarebbe opportuno che ognuno conoscesse precauzionalmente le proprie condizioni di salute e che tutti evitassero il contatto con questi insetti, ad esempio controllando bene il terreno su cui si cammina. In caso di attacchi violenti il rimedio migliore da mettere in atto è di rivolgersi al più presto ad un centro di Pronto Soccorso.

Anche le zecche possono creare seri problemi che si manifestano non immediatamente ma a distanza di diversi giorni; meglio proteggersi indossando, ad esempio, sempre dei pantaloni lunghi. A casa è bene controllare il corpo per individuare l'eventuale presenza dei parassiti.

La vipera, ofide velenoso, presente negli ambienti più disparati, ha subito nel tempo pregiudizi e credenze sbagliate. Va notato che a fronte di parecchie centinaia di morsicature che si registrano ogni anno in Italia, i casi mortali sono estremamente rari. La sua pericolosità non deve essere comunque trascurata soprattutto per quanto riguarda i bambini e le persone particolarmente debilitate.

Dalla primavera all'autunno la vipera si può trovare nelle radure dei boschi, sui pendii cespugliosi e cosparsi di sassi, vicino ai torrenti, in prossimità di muretti e case diroccate. Anche se non aggressiva, la vipera morsica per auto difesa. Buona regola sarà portare sempre pantaloni lunghi, non raccogliere funghi o frutti di sottobosco senza aver ispezionato prima la zona, non infilare mai le mani negli anfratti dei muri o sotto le pietre, non abbandonare zaini e vestiario sui muretti a secco o sui sassi.

Il morso di vipera si distingue da quello di altri ofidi innocui per la presenza di due fori profondi distanti 6 - 8 millimetri. Dopo l'evento, la comparsa di edema duro e dolente, in rapida progressione, si accompagna a dolore locale intenso, dolori muscolari, vomito ed altro. La ferita non va incisa così come è sconsigliato l'uso del siero antiofidico al di fuori dell'ambiente ospedaliero. La sieroterapia, infatti, espone il malcapitato a rischi di reazioni allergiche gravissime (shock anafilattico) che possono risultare rapidamente mortali se non affrontate in ospedale.

In caso di morsicatura è buona norma disinfettare la ferita, quindi fasciare l'arto con una benda elastica di compressione, in grado di rallentare la diffusione in circolo del veleno. L'uso del laccio emostatico è sconsigliato. Chi è stato morsicato deve evitare, nel limite del possibile, di compiere lunghe camminate. Il ricovero ospedaliero tempestivo è d'obbligo.